Analisi
Carnival rivede al ribasso gli utili del 2019. In Italia il mercato delle crociere è in recessione.
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Una brutta giornata quella di ieri per Carnival Corporation, che a Wall Street è arrivata a perdere anche più del 10% a seguito dell’annuncio del taglio della guidance per il 2019 comunicato in occasione della seconda trimestrale.

La reazione della borsa forse è stata eccessiva, ma di certo i numeri presentati alla comunità finanziaria non sono proprio brillanti. Il secondo trimestre si è chiuso con un utile netto di 451 milioni di dollari, circa il 20% in meno rispetto ai 561 milioni realizzati nello stesso periodo dell’anno precedente. I ricavi sono invece saliti a 4,8 miliardi di dollari dai 4,4 miliardi del secondo trimestre del 2018 (+9%) grazie all’aumento del prezzo dei biglietti che hanno ampiamente compensato il calo delle entrate dai servizi di bordo. Il gruppo risente anche della temporanea sospensione dal servizio della Carnival Vista per problemi al sistema di propulsione e della cancellazione delle crociere a Cuba.

Per Arnold Donald, CEO di Carnival Corporation, le cause della flessione della redditività sono da ricercare essenzialmente in Europa, importante area di mercato afflitta da un particolare contesto geopolitico e macroeconomico. In realtà in questa regione il comparto non sta registrando alcuna contrazione, anzi, si rileva una crescita superiore rispetto a quella del settore dei viaggi in generale, ma la particolare situazione del mercato ha richiesto in questa area il taglio delle tariffe, impattando sui margini operativi.

Analizzando le singole nazioni europee più importanti per Carnival, in Germania assistiamo ad una situazione positiva. AIDA registra una crescita a doppia cifra, grazie anche all’incremento della capacità della flotta conseguente all’introduzione della nuova ammiraglia AIDAnova da 5.200 passeggeri. Qui l’offerta della concorrenza è cresciuta significativamente, con navi molto diverse tra loro e che spaziano dalle grandi unità di TUI Cruises fino a quelle piccole di Cruise & Maritime Voyages, Hapag-Lloyd Cruises e Phoenix Reisen. Tuttavia, nonostante questo scenario, AIDA rappresenta sempre uno dei brand più solidi del gruppo Carnival, in grado di assicurare reddito e crescita continua.

Diversa è la questione più a sud, con il Mediterraneo che soffre già da qualche anno della drastica riduzione degli itinerari orientali a causa delle instabilità geopolitiche di alcuni paesi, soprattutto della Turchia, nazione che quest’anno potrebbe comunque registrare una timida ripresa. Per Donald il nuovo problema del Mediterraneo è la recessione del mercato italiano, dove Carnival è attiva soprattutto con il brand Costa Crociere.
Nonostante il contesto economico dell’Europa meridionale, fino all’anno scorso l’Italia rappresentava un mercato redditizio che garantiva un costante ritorno a doppia cifra sul capitale investito, permettendo nel breve periodo di recuperare ampiamente tutti i costi per gli investimenti. Ma, al contrario della rivale MSC, la flotta Costa da cinque anni non propone nuove navi alla clientela europea e così dal 2014 Costa Diadema rappresenta ancora la punta di diamante della compagnia per redditività. Una situazione che muterà in autunno, quando arriverà nella flotta Costa Smeralda, la nuova ammiraglia da 5.200 passeggeri che porterà ad un significativo incremento di capacità ma anche di redditività. Da Costa Smeralda il CEO si attende infatti un incremento dei prezzi dei biglietti oltre a ricavi maggiori provenienti dai numerosi servizi di bordo congiuntamente ad una superiore efficienza operativa.

Più serena è la situazione nel Regno Unito, dove gli effetti della Brexit non si fanno sentire sui brand coinvolti. P&O Cruises e Cunard Line continuano infatti a produrre buoni risultati.

Fonti: Carnival Corporation & plc, Cruise Industry News
Foto: Fincantieri

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