Cruise Market
Carnival blocca gli investimenti in nuove navi
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Carnival Corporation rivede la strategia di ottimizzazione della flotta. Proseguirà ancora con la dismissione delle navi da crociera più piccole e meno efficienti, ma ora sceglie anche di fermare gli investimenti in nuove navi. Rallentare il ritmo delle nuove costruzioni è la nuova strategia che si aggiunge a tutte le altre orientate alla riduzione delle spese, cresciute eccezionalmente durante la pandemia per effetto del ricorso al debito attraverso imponenti emissioni obbligazionarie a tassi molto elevati.

Dagli anni Novanta il portafoglio ordini di Carnival prevedeva l’ingresso di almeno una nuova nave all’anno per ogni marchio. Adesso saranno complessivamente una o al massimo due le navi che entreranno nel gruppo ogni anno e le opzioni non saranno esercitate. Tradotto in numeri, la capacità complessiva salirà del 3% nel 2023 rispetto al periodo pre-pandemia: precedentemente la compagnia si attendeva un tasso di crescita del 5%. 

Complessivamente sono cinque le navi che saranno consegnate a Carnival entro il 2025: Seabourn Pursuit, sulla quale sono attualmente in corso a Genova i lavori di allestimento da Mariotti e che sarà consegnata nel mese di febbraio; poi c’è la Carnival Jubilee, in costruzione nei cantieri tedeschi Meyer Werft, prevista in consegna a dicembre 2023; la Queen Anne, in costruzione nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone, che entrerà nella flotta Cunard Line nel maggio 2024; infine ci sono Sun Princess e la sua gemella, ancora senza nome, che Fincantieri consegnerà rispettivamente nel febbraio 2024 e luglio 2025.

Carnival è inoltre esposta in Cina con CSSC Carnival Cruise Shipping, la joint venture con il colosso statale cinese delle costruzioni navali China State Shipbuilding. Questo porterà alla nascita del nuovo marchio Adora Cruises dedicato al mercato nazionale, che debutterà nel 2024 con la prima grande nave da crociera costruita in Cina. Una seconda nave è già in costruzione con consegna prevista per il 2025. In programma anche la realizzazione di una terza nave.

Si osserva che il settore che meglio sta reagendo è quello del lusso. Ma Carnival qui ha una esposizione molto bassa, essendo attiva solo con il marchio Seabourn, per il quale il gruppo non ha effettuato investimenti da diversi anni, escludendo le navi da spedizione. Nei mesi scorsi circolavano addirittura voci, non confermate, di una possibile vendita al fondo sovrano saudita Public Investment Fund. Seabourn è oggi un marchio meno attraente rispetto ad altri competitor. Royal Caribbean Group, Norwegian Cruise Line Holdings e anche MSC con il nuovo brand Explora Journeys hanno infatti effettuato investimenti importanti. Concentrarsi solo sui grandi numeri del mass-market non sembra una strategia condivisa dai colossi delle crociere.

Il dato che più impressiona resta comunque la forte riduzione del numero delle navi: dal 2020 sono 26 quelle uscite dalla flotta Carnival e attualmente si contano 93 navi in servizio per i vari marchi del gruppo, mentre due anni fa il numero totale superava abbondantemente le 100 unità. Secondo fonti di settore, le prossime ad uscire dalla flotta saranno Costa Magica, Costa Fortuna e Grand Princess.

Quindi ancora altre navi che usciranno dalla flotta Costa, che recentemente ha già visto il trasferimento di Costa Luminosa in Carnival Cruise Line, al quale seguiranno quelli di Costa Venezia e Costa Firenze. Senza nessuna nuova nave all’orizzonte, il ridimensionamento di Costa Crociere e la perdita di navi di recente costruzione inizia a sollevare le prime preoccupazioni sul futuro di questa compagnia, che comunque resta tra quelle più importanti del gruppo Carnival.

La vera emergenza in Carnival si chiama comunque debito. Durante la pandemia è salito a 28 miliardi di dollari, e per onorare tutti gli impegni la compagnia dovrà ricorrere a tutte le strategie possibili per aumentare entrate e redditività.

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