Incidenti
Ocean Dream affonda in Thailandia
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La Ocean Dream, abbandonata da oltre un anno e senza equipaggio a bordo, si è capovolta ed è affondata a circa un miglio da Laem Chabang. La nave poggia sul fondale con il lato di sinistra e con metà dello scafo fuori dall’acqua.

L’incidente ha causato uno sversamento di olio che ha formato una sottile patina estesa su una superficie di 5,2 chilometri quadrati. A causa dei forti venti non è stato sufficiente l’impiego di barriere, pertanto sono stati utilizzati 300 litri di dispersivi chimici.

Sono in corso le indagini delle autorità thailandesi per appurare le ragioni dell’incidente e sarà aperta una causa legale contro la compagnia perché si assuma i costi per la rimozione.

La nave si trovava in rada nel Golfo di Siam, abbandonata dall’equipaggio e dalla compagnia armatrice, la Shanghai Eastime Ship Management. Le autorità locali hanno contattato diverse volte sia la società armatrice che l’operatore per chiedere la rimozione della nave, senza ricevere risposta.

Circa un anno fa, la Ocean Dream sarebbe dovuta partire dalla Cina per una crociera, invece è rimasta in rada a Laem Chabang e abbandonata, rimanendo per tutto questo periodo senza equipaggio e manutenzione. Le autorità locali considereranno la rimozione affidando l’incarico ad una compagnia specializzata per il recupero di relitti.

Disegnata dai progettisti navali danesi Knud E. Hansen e completata nel 1972 dai Cantieri Navali del Tirreno & Riuniti, la nave misura 163 metri di lunghezza per 24 di larghezza massima, con una stazza lorda di 17.042 tonnellate.

Inizialmente ordinata dalla Norwegian Caribbean Line e attesa come Seaward, gemella della Southward, la commessa fu cancellata quando la nave era già in costruzione, a causa della difficile situazione finanziaria in cui versava il cantiere, la cui gestione passò sotto il controllo dell’IRI. Le trattative con il governo norvegese portarono comunque al proseguimento dei lavori fino a che lo scafo potesse essere venduto.

A quel punto entra in scena la P&O, che ne concluse la costruzione con il nome Spirit of London. Nel 1974, sempre sotto la gestione di P&O, la Spirit of London venne noleggiata dalla Westours, una società controllata della Holland America specializzata nei viaggi in Alaska.


Spirit of London

© P&O

In seguito all’acquisizione di Princess Cruises da parte della P&O, nel 1974 la nave confluì nella nuova compagnia con il nome Sun Princess, dove operò per 14 anni, quando ormai divenne incompatibile con il target di grandi navi a cui era orientata Princess Cruises.

Nel 1988 entrò nella flotta della Premier Cruise Line, che all’epoca costituiva la compagnia ufficiale della Walt Disney, cambiando nome prima in Majestic e, dopo un restyling da 6 milioni di dollari, in Starship Majestic. In quegli anni la nave si distinse da ogni altra per lo scafo interamente dipinto di rosso.

Nel 1994 la proprietà passò alla britannica CTC Lines, attiva nel segmento delle crociere economiche, che la ribattezzò Southern Cross. La nave venne sottoposta ad alcune modifiche interne, quali la riduzione del casinò per creare un nuovo salone, oltre a bar e biblioteca.

CTC Lines cessò le operazioni nell’autunno 1996, a causa della crisi dell’armatore, aggravata dalla comparsa di nuovi competitor nel mercato inglese, come Airtours, Thomson e Direct Cruises.

La nave versava in pessime condizioni quando venne venduta alla Bowyers Maritime Corporation. La proprietà ebbe una brevissima durata: dal 19 dicembre 1996 fino al 15 gennaio 1997. Poi la Southern Cross fu ceduta alla Festival Crociere per 25 milioni di dollari. Fu necessario un importante intervento da 9 milioni di dollari per allineare la nave agli standard Festival Crociere, che tornò a navigare con lo splendore perso e con il nuovo nome Flamenco.

Il fallimento della Festival Crociere porta necessarimente all’ennesimo cambio di proprietà. Con una transazione da 12,25 milioni di dollari la nave passò alla panamense Cruise Elysia, con il nome Elysian Flamenco, sostituito un mese dopo in New Flamenco. In quel periodo la nave venne noleggiata dagli operatori spagnoli Travelplan e Globalia Cruises, entrambi marchi del Gruppo Globalia.

Nel 2007 venne venduta per 28 milioni di dollari alla Club Cruises di Rotterdam. Con il nome Flamenco I venne impiegata come hotel galleggiante in Nuova Caledonia, fino al fallimento della compagnia.

Nel 2009 venne battuta ad una nuova asta per 3,2 milioni di dollari divenendo di proprietà della Singapore Star Shipping. La nave restò però in disarmo fino a che non venne venduta per la demolizione.

Venne salvata all’ultimo minuto da quel destino e trasferita nella costa occidentale della Malesia. Utilizzata come nave casinò sotto la giurisdizione di Macao, fu impegnata in mini crociere fino a che non venne posta in disarmo.

Il successivo proprietario doveva essere la Run Feng Ocean Deluxe Cruises di Hong Kong, ma nel 2011 la compagnia cessò l’attività.

L’ultimo periodo di attività vede la gestione della nave tramite la Profit Summit Deluxe Cruise di Shanghai, che nel 2012 la riporta nuovamente in servizio con crociere tra Cina e Vietnam.

Oltre un anno fa la Ocean Dream ha preso però una rotta diversa ed è stata abbandonata dall’equipaggio e dall’armatore. Senza nessuno a bordo, la nave è rimasta nelle acque della Thailandia fino ad oggi. Una fine ingloriosa.

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