Porti e Destinazioni
Le prime reazioni delle compagnie di crociere al conflitto tra Russia e Ucraina
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‎Con l’aumento delle tensioni in Europa orientale, culminate con l’invasione delle forze militari russe nell’est ucraino il 23 febbraio, tutte le compagnie di crociere che hanno in programma scali in Russia e Ucraina sono chiamate a monitorare da vicino la situazione e a valutare cancellazioni e variazioni degli itinerari.

Principale destinazione coinvolta è quella di San Pietroburgo, importante e apprezzatissima meta per gli itinerari del Nord Europa, con tante navi che spesso vi effettuano overnight. Togliere San Pietroburgo dagli itinerari significherebbe saltare una destinazione in molti casi fondamentale per la scelta di una crociera nel Baltico, motivo per cui le compagnie devono valutare con molta attenzione la cancellazione di questo scalo, per evitare una stagione deludente sul fronte delle prenotazioni. Una situazione di cui ne potrebbero beneficiare i paesi limitrofi, come Svezia, Finlandia, Estonia o Polonia, ma l’intenso traffico nella stagione estiva, combinata alla lunga sosta di San Pietroburgo, probabilmente costringerà a considerare l’opzione di una giornata in più di navigazione.

‎‎San Pietroburgo si trova a circa mille chilometri dall’Ucraina, quindi lontana dalle zone oggetto del conflitto, ma non è possibile avanzare ipotesi sugli sviluppi della vicenda in Russia. Quello che si paventa sono la possibilità di rivolte o reazioni di altro tipo che potrebbero mettere in pericolo i visitatori.‎

La scelta di rimuovere gli scali in Russia è anche un modo per avere un impatto economico sulla regione, evento da intendersi correlato alle sanzioni economiche imposte alla Russia da molte altre nazioni.‎

Il primo scalo di una nave da crociera a San Pietroburgo del 2022 sarà quello del 15 aprile. Si tratta della Hamburg, unica nave oceanica della tedesca Plantours. Essendoci quindi ancora molte settimane prima dell’avvio della stagione crocieristica in Russia, la maggior parte delle compagnie preferisce attendere gli sviluppi prima di fare annunci di cancellazioni e variazioni di itinerari.

Ma ci sono anche compagnie che hanno preferito già cancellare gli scali. Prima compagnia a farlo è stata Norwegian Cruise Line Holdings. Tutte le compagnie del gruppo, che comprendono Norwegian Cruise Line, Oceania Cruises e Regent Seven Seas Cruises, non effettueranno più scali per tutto il 2022 a San Pietroburgo.‎

«La salute e la sicurezza dei nostri ospiti, dell’equipaggio e delle comunità che visitiamo è la nostra massima priorità» spiega Norwegian Cruise Line con una e-mail inviata a ospiti prenotati e agenti di viaggio. «A causa dell’aggravarsi della situazione tra Russia e Ucraina, abbiamo preso la decisione di modificare gli itinerari e cancellare gli scali di San Pietroburgo, in Russia, dalle nostre partenze per il resto dell’anno. Il nostro team sta lavorando accuratamente per confermare i porti sostitutivi e avviserà tutti gli ospiti e agenti di viaggio interessati il prima possibile‎».‎

Norwegian Cruise Line ha preferito anticipare le mosse delle altre compagnie in modo da avere maggiore flessibilità nella predisposizione degli itinerari alternativi, assicurandosi altri porti di scalo prima che questi siano al completo.‎

Ma a brevissima distanza di tempo sono arrivate scelte analoghe di altre compagnie, come Atlas Ocean Voyages, Saga Cruises e Windstar Cruises. Gli altri grandi gruppi crocieristici (Carnival, Royal Caribbean e MSC) al momento confermano che stanno valutando attentamente la situazione.

Ovviamente le cancellazioni non potevano che coinvolgere anche l’Ucraina, con lo scalo di Odessa. Al momento la prima nave attesa è la Azamara Pursuit il prossimo 9 maggio. Oceania Cruises, Regent Seven Seas Cruises, Saga Cruises e Windstar Cruises hanno confermato che gli scali a Odessa sono sono stati cancellati. Probabilmente gli itinerari saranno rimodulati con destinazioni in Grecia e Turchia.

‎‎La situazione è senza dubbio molto delicata e complicata, e la Redazione di Cruise Lifestyle auspica un rapido ritorno alla normalità, con il minimo impatto possibile su persone e territori.

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