Mercato e Finanza
Gli effetti della Brexit nell’industria crocieristica
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Con il 51,9% di voti favorevoli, venerdì scorso i cittadini britannici hanno espresso il loro consenso per uscire dall’Unione Europea, dopo oltre quattro decenni di appartenenza. Si è trattata di una decisione scioccante e che avrà molte conseguenze, praticamente su tutti i fronti.
Noi ci concentreremo solo sul nostro settore, quello dell’industria crocieristica.
Anche se è troppo presto per fornire indicazioni dettagliate sugli effetti della Brexit, possiamo comunque fare delle prime analisi. Di certo possiamo dichiarare che il processo di isolamento della Gran Bretagna dall’Unione Europea non sarà né immediato, né indolore.

Gli effetti che già si sono materializzati, come sovente accade, vengono offerti dai mercati finanziari.
I titoli azionari dei tre grandi gruppi che dominano nel mercato delle crociere hanno chiuso tutti quanti molto pesantemente, muovendosi quasi all’unanimità, come se fossero tutti quanti esposti in egual misura al mercato britannico. Carnival ha perso il 7,5%, Royal Caribbean oltre il 9%, Norwegian Cruise Line Holdings l’8.7%.
A nostro avviso sembra che si sia trattata di un’ondata di vendite dettata dalla emotività del momento, che non tiene conto dei mercati in cui le singole compagnie operano e della loro solidità finanziaria.

«Stiamo monitorando da vicino gli sviluppi nel Regno Unito. Il voto di ieri (23 giugno, NdR) per uscire dall’UE sta preoccupando i mercati e creando un amplificato senso di incertezza, che per molte aziende non è una notizia benvenuta. Essendo un’impresa del Nord e Centro America, NCLH è più protetta dagli effetti negativi del voto inglese», si apprende da Norwegian Cruise Line Holdings.

Oltre ai titoli azionari a cadere è stata anche la valuta inglese, ai suoi minimi dal 1985. Un’opportunità che nell’immediato potrebbero sfruttare i viaggiatori internazionali imbarcandosi sulle navi delle compagnie inglesi. Ma anche ai viaggiatori britannici questo potrebbe convenire. Se la valuta a bordo è la sterlina e la crociera viene effettuata in un paese diverso dalla Gran Bretagna, continueranno a pagare sempre in sterline, senza doversi preoccupare del tasso di cambio.
In ogni caso possiamo quindi supporre che non assisteremo ad alcun crollo delle prenotazioni.
Va però ricordato che un tasso di cambio più sfavorevole costituisce per le compagnie una contrazione dei margini di guadagno. Una componente di costo molto rilevante è infatti costituita dal consumo di carburante e il petrolio, essendo pagato in dollari, potrebbe portare ad una prossima revisione del pricing, con un impatto maggiore per le crociere con voli collegati.

Ma quanto conta la Gran Bretagna nell’industria crocieristica? Molto. E’ il terzo paese al mondo per numero di prenotazioni e nel 2015 ha portato nelle casse inglesi oltre 2,5 miliardi di sterline e offerto circa 74.000 posti di lavoro, sparsi in tutta la nazione.
L’attività crocieristica è concentrata nel porto di Southampton, che funge da home port per molte navi di varie compagnie. L’anno scorso il terminal ha visto transitare 1,75 milioni di passeggeri, sia inglesi che internazionali, confermandosi così come il porto più frequentato del Nord Europa.
Finché non si conosceranno i dettagli delle nuove politiche, il futuro del porto di Southampton è una incognita. Le compagnie crocieristiche cercano stabilità nelle relazioni commerciali e se queste verranno a mancare o saranno sfavorevoli, è probabile che assisteremo ad un diverso dispiegamento delle flotte, a favore di altri porti dell’Unione Europea, preparati a gestire i grandi flussi di passeggeri. Con effetti molto negativi per l’economia britannica.

«Come per altri settori, l’industria crocieristica fa affidamento su strutture e regole stabili per operare efficientemente. Per questo la CLIA auspica che la stabilità dell’Europa e i modelli di business non ne risentano eccessivamente. CLIA continuerà a lavorare con le autorità per promuovere la stabilità ed assicurare che le crociere continuino il loro sviluppo apportando un contributo vitale alla crescita economica dell’Europa», ha commentato in una nota la CLIA (Cruise Lines International Association).

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