• Beneteau-2,76%

  • Carnival-3,89%

  • Fincantieri-1,25%

  • Genting Hong KongPre-apertura

  • Immsi-3,20%

  • Lindblad Expeditions Holdings-9,50%

  • MarineMax-7,26%

  • Norwegian Cruise Line Holdings-4,61%

  • Royal Caribbean Cruises-2,57%

  • Sanlorenzo-5,31%

  • The Italian Sea Group-1,50%

  • TUI-4,37%

  • Viking Line-4,55%

Destinazioni
Hurtigruten fa causa ai porti della Norvegia. Avrebbero creato un cartello per aumentare le tasse portuali.
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Hurtigruten ha avviato una serie di azioni legali contro molti dei porti norvegesi in cui la compagnia effettua scali, accusandoli di aver aumentato ingiustificatamente le tasse portuali. Secondo il Ministero dei Trasporti e delle Comunicazioni della Norvegia e l’Amministrazione Costiera Norvegese (NCA), i porti del paese hanno male interpretato i regolamenti ufficiali per l’applicazione delle tasse portuali.

«Abbiamo iniziato il processo nel 2012», ha dichiarato Stein Lillebo, project manager in Hurtigruten. «Dopo che la nuova legge sui porti del 2009 è entrata in vigore nel 2012, Geiranger ha incrementato di cinque volte le tasse annuali, da circa 400.000 corone norvegesi a oltre 2.000.000. Il caso è finito davanti alla Corte Suprema, dove abbiamo vinto».

Entrando più in dettaglio, Lillebo ha spiegato: «La legge sui porti era stata approvata per abbassare i costi e renderli più efficienti. Invece i nostri costi sono aumentati di oltre il 40%, superando i 100 milioni di corone nel 2015. Secondo le nuove disposizioni, i ricavi dei porti si dividono in due componenti. Sono autorizzati a riscuotere una tassa limitata per l’uso dell’area di mare municipale, la cosiddetta tassa di approdo, che non deve superare i costi di certe attività, le quali prevalentemente riguardano la sicurezza. L’altra fonte di guadagno è per i servizi specifici, come l’uso della banchina, l’approvvigionamento di acqua, energia e i servizi del terminal. Questi si basano sui prezzi di mercato e sono soggetti a negoziazione per gli utilizzatori abituali, ma i porti non si sono dimostrati disponibili a negoziare. Al contrario, tutti praticano prezzi simili, decisamente sfavorevoli per Hurtigruten».

Lillebo ha aggiunto che il tribunale ha provato che Geiranger ha aumentato le tasse portuali per Hurtigruten e per altre compagnie gonfiando la quota della tassa di approdo. Dopo avere vinto la causa, le tasse portuali a Geiranger si sono ridotte del 90%.

All’inizio del mese il ministero ha ordinato a Kristiansund di restituire oltre due milioni di dollari provenienti da tasse portuali eccessive. L’anno precedente, a Bodo è stato richiesto di versare oltre il 50% delle tasse portuali applicate a partire dal 2012, ma ha vinto la causa in sede di appello. Hurtigruten si è appellata alla Corte Suprema.

Ad Hurtigruten, che è attiva tutto l’anno ed effettua scali ad ogni porto due volte al giorno, viene addebitata una tassa per utilizzare la banchina per 24 ore ad ogni scalo, nonostante le navi sostino nei porti per tempi molto più brevi, solitamente dai 30 minuti a poche ore. Questo significa che la compagnia ogni giorno paga ai porti statali scali per 48 ore ma usufruisce dei servizi per tempi molto più brevi.

«Consideriamo l’applicazione di questa pratica e il rifiuto di negoziare come un abuso delle autorità pubbliche dei porti», ha continuato Lillebo. «La cooperazione che vi è tra i porti per mantenere i prezzi irragionevoli è una forma di cartello illegale. Noi offriamo un servizio costale e i porti sanno che stanno abusando della loro autorità per massimizzare i profitti attraverso un unico utente: Hurtigruten».

«La nostra deduzione è che i porti stiano agendo in modo anticompetitivo contro Hurtigruten, con l’obiettivo di tenere alti i prezzi. Le tasse portuali sono un fattore di costo significativo per noi. E gli importi che paghiamo rappresentano più del 50% del totale delle tasse incassate da molti porti in cui facciamo scalo».

A seguito della nuova legge sui porti che ha portato ad un forte incremento delle tasse portuali, Hurtigruten si è rivolta a KPMG per la revisione degli importi e per denunciare le pratiche scorrette dei porti. Quello che è stato dimostrato, secondo quanto sostiene Lillebo, è che su 34 porti, 29 stavano interpretando in maniera non corretta la nuova legge e che molti di loro hanno applicato costi eccessivi.
KPMG ha inoltre rilevato che alcuni porti hanno aggiunto i costi di vendita e marketing, oltre ad ancora altri oneri non collegati alla base di costo delle tasse portuali, tutte componenti non comprese nella definizione del prezzo previsto da NCA.

Per Hurtigruten, vincere la causa significherebbe ottenere notevoli risparmi. Oltre al potenziale recupero delle tasse pagate in più, che secondo le stime ammonterebbero a oltre 100 milioni di corone, andrebbero poi ad aggiungersi ulteriori risparmi per le ridotte tasse portuali che verrebbero applicate in futuro.

Fonte: Cruise Industry News
Foto: Axel Rönnecke – Guest image / Hurtigruten  

 

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