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Gemini in fermo giudiziario in Grecia, grave la situazione di Miray Cruises
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Da fonti del settore si apprende che la Gemini, unica nave in servizio per l’operatore turco Miray Cruises, è stata posta in fermo giudiziario in Grecia, al largo di Karistos, a seguito di contestazioni legate a debiti insoluti. Al centro della controversia c’è un’esposizione finanziaria verso DenizBank, principale creditore, cui si aggiungono ulteriori richieste da parte di compagnie di assicurazione, società di servizi marittimi e rimorchiatori.

A bordo della Gemini sembrerebbero esserci 25 membri dell’equipaggio, che potrebbero lasciare presto la nave a causa delle difficoltà di approvvigionamento di carburante e provviste, e che reclamano anche due mesi di stipendi non pagati. Una problematica, quella degli stipendi non pagati, già capitata nel settembre 2025.

Ad aggiungere ulteriore notevole complessità alla vicenda è il recente declassamento da Bureau Veritas a seguito del cambio di bandiera da quella delle Bahamas a quella di comodo del Camerun, operazione avvenuta poco prima del sequestro. Perdendo la classificazione, la Gemini non si trova più nelle condizioni di poter operare commercialmente in quanto non più idonea alla navigazione e al trasporto passeggeri, quindi non assicurabile e a rischio di respingimento o sequestro qualora cercasse di raggiungere un porto.

Dopo aver trascorso l’inverno fuori servizio, la Gemini avrebbe dovuto iniziare le crociere del 2026 alla fine di maggio. Nonostante la gravissima situazione che si è creata, la compagnia continua ancora ad accettare prenotazioni.

Consegnata nel 1992 come Crown Jewel per la Crown Cruise Line, la nave, con le sue 19.000 tonnellate di stazza lorda e una capacità di 1.000 passeggeri, all’epoca del debutto aveva le dimensioni tipiche di una nave mid-size degli anni ’90 concepita per il segmento premium. Nel corso degli anni ha subito diversi passaggi di proprietà e trovato impiego in mercati di nicchia grazie alla sue dimensioni contenute che garantiscono versatilità, costi operativi relativamente contenuti e un fascino irresistibile per quei viaggiatori che prediligono l’atmosfera autentica della nave da crociera a quella di una resort ship.

Purtroppo il quadro attuale delinea scenari molto cupi circa il destino della nave. La combinazione di sequestro, declassamento, cambio verso una bandiera debole, mancato pagamento dell’equipaggio, assenza di coperture assicurative e anzianità della nave rende estremamente improbabile un ritorno della Gemini alle operazioni commerciali. Lo scenario più realistico è quindi la vendita giudiziaria, con un’alta probabilità che la nave venga acquistata da un cantiere di demolizione.

Anche se poco nota a livello internazionale, Miray è in attività da 30 anni, inizialmente dedicandosi esclusivamente alla gestione alberghiera e tecnica di piccole navi passeggeri turche ed europee. Le crociere con il marchio Miray sono iniziate solo nel 2021 con la Gemini, impiegata in brevi itinerari tra Turchia e isole greche. Le difficoltà finanziarie sono emerse tre anni più tardi con l’ambizioso e controverso progetto Life at Sea, che avrebbe dovuto impegnare la Gemini in un viaggio lungo tre anni. La nave fu però giudicata inadatta allo scopo e si cercò una sostituta, individuata nella AIDAaura. Miray non disponeva però dei fondi necessari per l’acquisto e il refit dell’unità, e il progetto fallì nonostante molti clienti avessero già versato la quota di partecipazione, compromettendo gravemente la reputazione della compagnia.

Il futuro di Miray appare estremamente incerto. La compagnia sembra dirigersi pericolosamente verso il fallimento, ma se l’indebitamento accumulato dalla divisione crociere non dovesse coinvolgere l’intera struttura societaria, Miray potrebbe anche sopravvivere concentrandosi esclusivamente sulla gestione tecnica delle navi e abbandonando il business delle crociere.

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