Cruise Market
Elliott contro il CdA di Norwegian Cruise Line Holdings: un nuovo board e un nuovo piano industriale per creare valore per gli azionisti
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Il fondo americano Elliott Investment Management, che detiene più del 10% di Norwegian Cruise Line Holdings, ha avviato la campagna Norwegian Now volta ad un cambio di strategia nella gestione del gruppo crocieristico.

Nel rapporto, Elliott descrive un decennio di errori strategici e operativi di Norwegian Cruise Line Holdings in un periodo di forte domanda nell’industria crocieristica, che hanno causato a una profonda sottovalutazione del titolo e a un’erosione a lungo termine nella fiducia degli investitori.

Elliott avanza critiche pesanti vero il CdA di Norwegian Cruise Line Holdings, il quale non avrebbe adempiuto alle sue responsabilità fondamentali, incluso l’obbligo più importante, scegliere una leadership adeguata. I vari CEO che si sono susseguiti hanno infatti distrutto tutti quanti un valore significativo per gli azionisti, ed anche l’ultimo recentemente nominato lascia poche speranze, essendo privo di un’esperienza da dirigente nel settore crocieristico.

Il rapporto pubblicato delinea una strada chiara per migliorare le performance finanziarie di Norwegian, ristabilire la credibilità degli investitori e aumentare in modo significativo il valore per gli azionisti. Questo attraverso un rinnovo totale del CdA per mettere in atto una svolta ambiziosa, che passa attraverso l’aggiunta di nuovi amministratori veramente indipendenti con competenze ed esperienze rilevanti nel settore crocieristico. Elliott ha anche sottolineato che la società deve redigere un nuovo piano aziendale finalizzato al raggiungimento delle giuste performance finanziarie attese dagli azionisti. L’obiettivo è arrivare a una quotazione di 56 dollari per azione, ovvero il 159% in più rispetto ai livelli attuali.

Nella lettera inviata al CdA di Norwegian Cruise Line Holdings, Elliott parla apertamente di una “compagnia alla deriva”, con una serie di opportunità perse o mal gestite.

Tra queste, il primato di Norwegian di acquisire un’isola privata, ma che inspiegabilmente il management della compagnia non ha saputo valorizzare, con tentativi per un cambio di rotta tardivi, affrettati e mal gestiti. Questo mentre nel settore le destinazioni private si sono rivelate strategiche sia per quanto riguarda la domanda che i rendimenti.

Altro aspetto grave, l’assenza di una disciplina dei costi, aumentati notevolmente nell’ultimo decennio, più di quelli dei competitor e delle stesse stime dell’azienda. Soprattutto a crescere sono stati quel tipo di costi in gran parte scollegati dall’esperienza del cliente.

Nel rapporto pubblicato, Elliott spiega che dall’IPO di Norwegian, avvenuta il 18 gennaio 2013, in 13 anni la valutazione del titolo è passata da 25 dollari a 21 dollari ad azione, mentre nello stesso arco di tempo Royal Caribbean ha visto crescere la sua valutazione del 950%.

Negli ultimi cinque anni le azioni di Norwegian hanno sottoperformato quelle di Royal Caribbean di circa il 400% e quelle di Carnival di oltre il 60%. Eppure, nonostante questo, il CdA ha approvato 111 milioni di dollari di retribuzione per i CEO in quel periodo (il 45% in più rispetto a Royal Caribbean). Ma ancora più preoccupanti sarebbero una serie di mancanze della governance che sollevano molti dubbi sull’indipendenza e il giudizio del CdA.

Anche se Elliott riserva ampie critiche verso la dirigenza, ha anche identificato delle importanti eccellenze: la flotta, moderna e ben tenuta, con cabine e servizi di qualità; la professionalità dei dipendenti; la varietà delle attività a bordo che rendono l’esperienza della crociera superiore rispetto a una vacanza a terra.

Nel 2024 le crociere hanno rappresentato il 5,3% del mercato delle vacanze, confermandosi come un settore in continua crescita e che non ha mai conosciuto crisi, fatta eccezione per il periodo della pandemia da Covid.

Dopo la campagna Norwegian Now pubblicata martedì, le azioni di Norwegian Cruise Line Holdings sono balzate di oltre il 12%.

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